Omati, Expert Italy: “Il costo economico e sociale dell’apertura domenicale supera il beneficio atteso”

Gennaio 19, 2026

Sulla valenza delle aperture domenicali/giorni festivi si è ultimamente riacceso il dibattito grazie alla dichiarazione di Ernesto Dalle Rive, presidente Ancc-Coop. Sebbene, al momento, il tema sembra avere smosso ‘solo’ il mondo della grande distribuzione alimentare, è inutile non sottolineare come l’argomento sia di estrema attualità per tutta la distribuzione e, in primis, per gli addetti ai lavori coinvolti (che non hanno mai nascosto di non essere concordi sull’apertura 7 giorni su 7).

The New Retail ha voluto chiedere alle principali insegne di elettronica consumo un commento (e la posizione) sulla valenza attuale delle aperture domenicali. Ebbene, il direttore generale di Expert Italy Roberto Omati ha raccolto il nostro invito scrivendo un punto di vista, personale (come il manager stesso tiene a sottolineare) sull’argomento sicuramente interessante. Copiamo e incolliamo:

“Sul tema delle aperture domenicali posso esprimere una mia opinione personale, fondata sulla conoscenza approfondita della mia organizzazione e, soprattutto, sui contributi che nel corso degli anni ho raccolto dialogando con i nostri associati. È una premessa necessaria perché, come è risaputo, il nostro modello associativo si basa sull’autonomia decisionale di ogni singola impresa: di conseguenza, ciò che esprimo non può e non deve essere inteso come la posizione ufficiale di tutti i rivenditori Expert.

Entrando nel merito, la maggioranza dei nostri punti vendita – situati principalmente in contesti di prossimità urbana – rimane chiusa la domenica. Molti adottano aperture straordinarie solo nei periodi di picco, in particolare alcune domeniche di novembre e dicembre, oppure – nel caso di negozi presenti in aree turistiche – nei momenti di maggiore afflusso stagionale. Il sentimento oggi più diffuso tra i rivenditori è che l’apertura domenicale rappresenti un costo elevato, non soltanto economico, che il retail fisico fatica sempre più a sostenere. L’evoluzione delle vendite digitali ha infatti creato ‘vetrine sempre aperte’, capaci di offrire al consumatore diverse modalità di informazione e acquisto. Parallelamente, salvo alcune eccezioni legate a grandi centri commerciali particolarmente attrattivi, la pedonabilità domenicale è in costante calo da anni. In molti casi, quindi, il costo economico e sociale dell’apertura domenicale supera il beneficio atteso. Non si tratta soltanto di una valutazione di natura economica: l’impatto riguarda anche la gestione dell’organico. Molti giovani – ma non solo – percepiscono il lavoro domenicale come un elemento penalizzante del proprio equilibrio personale. Per l’impresa ciò comporta, oltre alle maggiorazioni retributive previste nei festivi, anche la necessità di garantire il recupero della giornata lavorata, con effetti sulla disponibilità complessiva delle risorse in settimana. È utile ricordare che Paesi come la Germania – ma non solo – da sempre tengono i negozi chiusi la domenica, dimostrando che un modello diverso è possibile. Se lo stesso avvenisse anche da noi, non si tratterebbe di una perdita secca delle vendite domenicali: gran parte si redistribuirebbe sui giorni feriali, mentre molte persone beneficerebbero di una migliore qualità della vita familiare e sociale.

Accanto a questa mia opinione, però, si aggiunge una consapevolezza che considero un impegno necessario per gran parte del retail tradizionale: la capacità di far vivere in modo efficace la propria offerta digitale. Se non si rafforza questo presidio, l’eventuale chiusura domenicale potrebbe favorire solo gli operatori del web, dotati di una struttura capace di intercettare e soddisfare la domanda e‑commerce in modo efficiente. Per questo motivo, soprattutto per le piccole imprese, diventa fondamentale aderire a organizzazioni strutturate, perché da sole difficilmente potrebbero ottenere la visibilità, la rilevanza digitale e la capacità logistica necessarie a competere nel canale online”.

Sperando che, grazie a Roberto Omati, direttore generale di Expert Italy, altre insegne raccolgano il nostro invito e prendano una posizione ufficiale su un tema davvero di cruciale importanza sia dal punto di vista economico sia del personale coinvolto.