La dichiarazione di ieri di Ernesto Dalle Rive, presidente Ancc-Coop, ripresa dai principali quotidiani, ha riacceso il dibattito su un tema particolarmente sentito per la distribuzione (tutta) e, diciamolo, per la forza lavoro impiegata dalle insegne (di ogni settore): le aperture festive. Secondo Dalle Rive, “Come Coop stiamo facendo una riflessione” che riguarda “la chiusura dei supermercati la domenica, per arrivare a un punto di caduta condiviso che potrebbe prevedere sei giorni di apertura dei negozi”.
Intendiamoci: si parla ciclicamente di una possibilità (od opportunità?) simile, ma mai, sin ora, un ‘uomo’ della grande distribuzione alimentare si era espresso in tale senso. Il perché di un simile ripensamento è presto detto: il 2026 si preannuncia con una crescita nell’ordine dei decimali (0,2% per il Pil e dello 0,3% per i consumi) e con “consumatori con una capacità di spesa compressa dalle spese obbligate”, afferma Dalle Rive sul sito de Il Sole 24 Ore. Senza dimenticare che il 2025 è stato un anno segnato per la grande distribuzione dal calo dei volumi di vendita e da margini in sofferenza. Ecco perché, per il presidente Ancc-Coop, la limatura dei costi (e quindi la chiusura dei negozi la domenica) potrebbe essere una via salvifica per sostenere i fatturati, oltre che cercare nuovi ricavi tra i servizi offerti all’utenza.
In definitiva, abbassare le serrande la domenica porterebbe a un contenimento del costo del lavoro e recuperare produttività ed efficienza che secondo l’Ufficio studi Coop per l’intero sistema della Gdo italiana può valere tra i 2,3 e i 2,6 miliardi di euro. Per Coop, un italiano su tre non fa la spesa la domenica.
Ma qui, ovviamente, si parla di alimentare. Mi sono chiesta che ripercussioni potrebbe avere una simile decisione se replicata dal canale technical: se, da una parte, a giovare del riposo (meritato) domenicale sarebbero sicuramente e soprattutto gli addetti vendita, siamo sicuri che il mercato può tornare indietro dal famoso decreto “Salva Italia”? Con un online “sempre aperto” e un leader eCommerce sempre più agguerrito sulle vendite di technical consumer goods e, soprattutto, sui piccoli elettrodomestici (da sempre un po’ ‘trascurati” dal canale, ma – guarda caso – mercato risultato salvifico in periodi di crisi di consumi). E, soprattutto, all’alba dell’arrivo del colosso cinese JD.com tanto in Europa quando in Italia, siamo sicuri che interrompere un servizio – come l’apertura dei negozi nei giorni festivi – aiuterebbe unicamente a macinare (ancora più) fatturato al lato oscuro del commercio?
Detto questo, bisogna anche dire che l’attuale normativa consente di aprire (anche) nei giorni festivi, ma non impedisce (a chi vuole) di chiudere la domenica. Decidere come competere in un mercato libero è la vera scelta.