Pietro Fanni, storia di un innovatore

Ottobre 28, 2025

Raccontare la figura di Pietro Fanni, fondatore dell’azienda Jumbo, socio sardo del gruppo GRE (insegna Trony), è un privilegio. Soprattutto se hai la fortuna di farlo utilizzando i ricordi indelebili del figlio Francesco e dei nipoti Michela (primogenita di Francesco, ndr) e di Pietro (primogenito di Salvatore, figlio di Pietro, ndr). Un uomo, Pietro, che ha avuto l’intuito di cambiare in tempi non sospetti in una regione, la Sardegna, tanto bella quanto ‘difficile’ da dominare. Sarà forse per questo che, questo territorio che sembra essere immutabile nel tempo nella sua integrità, è oggi terra di conquista delle grandi insegne.

Pietro Fanni era conosciuto per non aver mai ceduto alla tecnologia: era solito circondarsi dai tabulati dei prodotti in stampa A3, con il righello in una mano e la penna nell’altra. Conosceva a memoria tutti i prodotti. Con un unico grande amore (lavorativamente parlando) nel cuore: il bianco.

La storia di questa azienda è frutto di un processo iniziato negli anni ’60, in cui un giovane appena ventenne, Pietro Fanni, decide di intraprendere l’attività iniziata dal padre nel settore degli elettrodomestici. Il padre Salvatore aveva cominciato nel 1953 a vendere le cucine a gas. Si tratta di un periodo particolare: il dopoguerra, in cui il mercato sicuramente differisce da quello odierno in quanto meno aggressivo e permetteva a tutti gli operatori di trovare il loro spazio. Nonostante questo, occorrevano intuizioni imprenditoriali, che Pietro ha avuto. Nel 1966 operava in un negozio di 80 metri quadri a Cagliari, in cui vendeva le cucine delle migliori marche italiane di allora a una clientela già attenta e orientata verso prodotti di alta gamma. Alla morte del padre decise di proseguire nell’attività e, sulla base delle necessità degli operatori commerciali, ha deciso di offrire nuovi servizi, ad esempio i prodotti audiovisivi, che nel dopoguerra rappresentavo un’assoluta novità.

Pietro Fanni fu soprattutto un innovatore. Lo dimostrò, ancora una volta, quanto ebbe l’intuizione di aumentare il portafoglio dei prodotti e anticipare il mercato. Per questo motivo, da agente di commercio inizia a ragionare sull’acquisire un ruolo nella distribuzione, poiché i pochi marchi presenti non soddisfacevano tutte le richieste degli operatori commerciali. A quel punto tutto inizia a cambiare: avendo come obiettivo il riconoscimento delle esigenze dei rivenditori medio-piccoli della Sardegna, Pietro decide di dar vita a una società che permettesse di vendere all’ingrosso. Nasce così la CREF, dove la F sta per Fanni, il cognome.

Pietro Fanni, negli anni che vanno dal 1962 al 1970, fu un distributore di successo in un tessuto commerciale differente rispetto a quello dei giorni nostri dal punto di vista della numerica di piccoli operatori commerciali attivi. Era quello che, nel gergo tecnico, si definisce ‘bianchista’: “Ha sempre curato, anche gelosamente, i rapporti con le aziende di riferimento del settore che, all’epoca, per fare degli esempi concreti, erano Ariston – diventata poi Hotpoint, ndr –, il Gruppo Indesit, ecc.. Un settore sostenuto da alte marginalità in anni in cui la richiesta era superiore all’offerta”, racconta il figlio Francesco Fanni, oggi seconda generazione aziendale e amministratore delegato del Gruppo Jumbo.

Negli anni ‘83/’84, “con l’avvento mio e di Salvatore in azienda”, prosegue Francesco “ritiene opportuno dare spazio ai figli dando una direzione diversa alla propria azienda con l’apertura del primo vero store specializzato al dettaglio in Sardegna. Credo che, da questa scelta, considerando il periodo storico, si possa intravedere l’imprenditore illuminato che è stato: Investire sui giovani per porre le basi verso un futuro di continuità”. Pietro Fanni stava dichiarando guerra alla ridistribuzione che rappresentava una sovrapposizione sul mercato a quello che era il ruolo del suo cliente. “Questa scelta rafforzava senz’altro la mansione di distributore: all’epoca il mercato, quanto meno l’industria, consentiva pagamenti molto dilazionati e lunghi e, attraverso il dettaglio, si accorciavano le tempistiche godendo del cash flow del dettaglio che generava un vantaggio competitivo. Una vera e propria innovazione del periodo”. Il primo store a Cagliari è nato nel 1989 e, nell’arco di quattro, cinque anni, il dettaglio prende sempre più importanza nel business aziendale fino a raggiungere, oggi, il 95% del fatturato. Il restante il 5% è ovviamente appannaggio della ridistribuzione “che oggi pratichiamo laddove c’è certezza di pagamento attraverso il nostro marchio di affiliazione Sinergy. È stata una sfida da cui poi sono nati in pochi anni gli store di Sestu, Oristano e Sassari. Oggi abbiamo 12 punti vendita in tutta la Sardegna, con l’obiettivo di aprirne altri due nel breve periodo”.

L’altra grande impresa di Pietro Fanni riguarda sicuramente il marchio Trony. “Papà è stato per diversi anni Presidente del gruppo GRE. Nel 1982 Fu lui insieme ai soci facenti parte dell’allora Consiglio di Amministrazione a portare avanti la trattativa per l’acquisizione del marchio Trony dal gruppo Rinascente. C’erano diverse trattative, tre i competitor fortemente interessati. Ma l’opportunità di potersi dare una identità e una strategia nazionale sul mercato era troppo allettante e irripetibile”. Oggi, se c’è un retail con insegna di proprietà a operare in Italia, è anche merito di Pietro Fanni.

I nipoti, Michela e Pietro, oggi trentenni, che più di tutti hanno vissuto l’azienda sin dalla tenera età e che oggi rappresentano la terza generazione attiva in Jumbo, hanno in qualche modo preso l’eredità del nonno Pietro: Michela, la parte finanziaria e Pietro, l’amato bianco. Insieme a loro, Benedetta (in procinto di entrare in azienda, ndr), Federico e Giovanni. Dai nipoti emerge il ricordo di un uomo “gentile, mai una parola fuori posto con nessuno, che rivive nei racconti delle persone che lavorano in azienda da molto tempo”, racconta Michela. “Il lato umano è l’eredità, importantissima, che ci ha lasciato: nei collaboratori è riflessa come se fossimo degli specchi ed è bellissimo”.

Guardando al futuro, per Pietro, la diversità tra i cugini (in totale cinque, di cui quattro già attivi in azienda, ndr) è la vera fonte di innovazione: “La nostra forza è la nostra diversità: riusciremo a dare cinque contributi diversi al business e credo sia un valore importantissimo”.

Dal padre a noi nipoti, Pietro Fanni ha trasmesso un grande senso del lavoro, e valori che vanno oltre l’ambito lavorativo: “Nonno credeva nelle strette di mano e si è costruito una credibilità nel tempo, tanto che molti operatori del mercato lo definivano amico o maestro, molti parlano di sentimento di “stima”, affermano Michela e Pietro.

Grazie a Pietro Fanni per avere dedicato tanto al nostro mercato.